L'argento della patria. Vivere e lavorare in Italia dopo i sessant'anni
Roma, 2026; paperback, pp. 224, cm 15,2x21,2.
(Pensiero Libero. 1).
series: Pensiero Libero
EAN13: 9791255963127
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Weight: 0.24 kg
L'Italia sta vivendo una trasformazione demografica profonda: il baricentro del Paese si sposta sempre più verso le età mature. Nei prossimi decenni, il numero delle persone in età avanzata crescerà fino a superare quello di chi lavora. Un cambiamento che chiede lucidità e visione, non rimpianti per un passato che non torna. Ma chi sono davvero, oggi, i cosiddetti "silver"? Di certo non le figure stanche e ai margini dell'immaginario novecentesco. Lungi dal corrispondere agli stereotipi di chi li vorrebbe solo annoiati e in attesa della pensione, i nuovi senior formano un aggregato eterogeneo e vitale. I nuovi sessantenni sono un mondo variegato e in movimento: godono di una salute migliore, non si sentono anziani e respingono con decisione le etichette della passività. Hanno studiato di più, partecipano alla vita sociale, consumano più dei giovani e, spesso, sono capaci di progettare in modo migliore di millennials e GenZ. Portano con sé energia, desiderio di fare, e un patrimonio di esperienze che chiede solo di essere riconosciuto. A partire da questa realtà, Matteo Caroli esplora le nuove forme del lavoro dei silver: dalla condivisione dei ruoli alla possibilità di imparare mestieri diversi anche in età avanzata, fino alla collaborazione tra generazioni come chiave per trasmettere saperi e competenze. Restare attivi non è soltanto una scelta personale: è un fattore decisivo di benessere individuale e di tenuta collettiva. L'argento della patria offre una visione del lavoro in età avanzata che soddisfi tanto le esigenze delle persone quanto delle imprese, contribuendo a ridurre la pressione demografica sui conti pubblici. Ne emerge un invito chiaro a superare i pregiudizi legati all'età: una vita lavorativa più lunga non è un'anomalia da subire, ma una risorsa strategica per la crescita economica e sociale del Paese. Perché, in un'Italia che invecchia, l'esperienza non è il passato che resta: è il motore silenzioso del futuro.