Furiose. L'ira delle donne nel mito antico
Torino, 2026; hardback, pp. 208.
(Frontiere Einaudi).
series: Frontiere Einaudi
ISBN: 88-06-26115-0
- EAN13: 9788806261153
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Hanno sgozzato i mariti, ucciso i figli, smembrato corpi. Scatenato tempeste, seccato le messi, pietrificato le alghe. Sono le furiose del mito classico, archetipi dell'ira femminile che hanno attraversato i secoli: Clitemnestra, Medea, Era, Demetra, Medusa, baccanti ed Erinni. In pagine vive e potenti Silvia Romani ce le racconta mettendole in dialogo con le loro reincarnazioni, con i loro fantasmi. Le sottopone a uno scrutinio appassionato, per farci sentire quella rabbia che continua a risuonare con forza ammaliante e tormentata fin dall'antichità. Qual è il posto della rabbia femminile nel mondo antico? La risposta di Aristotele e di molti altri è: nessuno. Per il filosofo, nessuno dovrebbe vendicarsi contro chi è piú potente di sé e quindi per le donne il margine di manovra è pressoché nullo. Non si contano, nella letteratura greca e latina, i moniti contro l'eccesso d'ira delle donne, la loro furia cieca. Non si tratta di resoconti in prima persona, non ci sono donne che parlano dei propri sentimenti piú bui e paurosi. Tuttavia, il tentativo degli autori antichi di dare corpo alle loro inquietudini, di definire, catalogare, normare e, alla bisogna, condannare il comportamento femminile, ha prodotto un intero universo di narrazioni, un universo variopinto, complesso e raffinato. Con passione partigiana e la familiarità che viene da una lunga frequentazione dei classici, Silvia Romani ci guida alla scoperta delle grandi furiose dell'antichità, facendole spesso risaltare dal confronto con le riscritture novecentesche dei loro miti. Se sono accomunate dall'aver scatenato l'inferno, è la sapienza annidata nei particolari a far sembrare la storia di ciascuna unica e irripetibile. Vediamo quindi Clitemnestra, tra l'assenza di rimorso antica e il cupio dissolvi contemporaneo; Medea, ormai figlicida per antonomasia, il cui fine è soprattutto punire Giasone, ucciderlo fin dentro le viscere; Medusa, l'unica a cui viene sottratta la propria rabbia e che forse proprio per questo persiste con particolare forza nell'immaginario fino al giorno d'oggi; le Erinni, ridotte a mosche nel Novecento di Sartre; il furore collettivo delle baccanti; Demetra, eco-vendicatrice, e cosí via. Leggere queste pagine è come percorrere una galleria di ritratti in penombra, olî violenti, corpi squassati da grandi sentimenti, amori e odî per fratelli, mariti, amanti, figli. L'impresa, il fine ultimo di ogni storia, sembra il miraggio di poter essere davvero se stesse, in un mondo che danza al ritmo di una partitura eroica e maschile.