Gli anni dell'eroe bambino. Odissea, Iliade, Mediterraneo
Roma, 2026; paperback, pp. 300, cm 15,2x20,8.
ISBN: 88-31461-91-5
- EAN13: 9788831461917
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Weight: 1.459 kg
In riva al mare della Sicilia il nostro «eroe bambino» costruisce castelli di sabbia e ascolta per la prima volta le storie di Ulisse, e poi quelle di Achille, di Ettore, di Elena... Gliele raccontano, alla loro maniera, le nonne, la madre, il padre; poi crescendo comincia a leggerle, e a inventarle, mentre sogna di diventare lui stesso un eroe: alla testa di una rivoluzione o in un campo di calcio. È un'epopea personale alla conquista dei poemi omerici, una voce ricevuta nell'infanzia e restituita nell'età adulta. Le civiltà del Mediterraneo antico, la questione omerica e la trasmissione orale dei poemi, le genealogie, la bellezza e la vulnerabilità dei corpi, la dimensione del sacro e il furore sono la materia viva di un racconto appassionato sul potere della memoria e dell'immaginazione, della voce che trasforma dolore e destino in canto. L'Iliade e l'Odissea sono stati forse tra i primi libri illustrati che abbiamo avuto tra le mani e la fascinazione per i miti e gli eroi della Grecia antica non ci ha più abbandonato. L'autore torna alle origini del proprio amore per Omero, racconta come l'Iliade e l'Odissea abbiano accompagnato la sua vita, dall'infanzia all'età adulta: da bambino scopre il ritmo dell'esametro nelle filastrocche che gli canta la nonna davanti allo stesso mare di Ulisse; condivide con il padre genealogie, eroi e battaglie sul tappeto di casa; più tardi, immagina Gigi Riva come Achille, e l'epica si trasferisce negli stadi. L'Omero che emerge da queste pagine è una voce nuova, popolare e contemporanea. È una presenza in movimento, una voce collettiva nata dalla trasmissione orale e continuamente rinnovata da chi racconta e ascolta, ricorda, traduce e tramanda: è la narrazione, il bisogno umano di raccontare, a sottrarre l'esperienza umana all'oblio. Qui l'epica dialoga con radiocronache sportive, figurine Panini, Gigi Riva, il Che, Borges e Shakespeare, Simone Weil e Rachel Bespaloff. Il calcio è letto come un rituale fatto di destino, appartenenza, gloria, sconfitta e memoria condivisa. Il calcio, la Sicilia e le voci familiari diventano strumenti per interrogare il desiderio e il lutto, la morte, il potere distruttivo dell'odio, la guerra ma anche la forza dell'amicizia e dell'amore. Omero sembra guardare con compassione sia agli Achei sia ai Troiani e rappresentare la guerra come il fallimento della parola, come una tragedia che vede tutti sconfitti.