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Arturo Martini. I capolavori

Treviso, Museo “luigi Bailo”, March 31 - July 30, 2023.
Edited by Stringa Nico and Fabrizio Malachin.
Cornuda, 2023; paperback, pp. 278, col. ill., cm 23x29.

cover price: € 33.00

Arturo Martini. I capolavori

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Arturo Martini. I capolavori

Treviso, Museo “luigi Bailo”, March 31 - July 30, 2023.
Edited by Stringa Nico and Fabrizio Malachin.
Cornuda, 2023; paperback, pp. 278, col. ill., cm 23x29.

FREE (cover price: € 33.00)

Arturo Martini. I capolavori

La mia piccola cucina

Illustrations by Soledad.
Translation by Marzano G.
Milano, 2009; paperback, pp. 359, ill., cm 21,5x26,5.

FREE (cover price: € 29.90)

La mia piccola cucina

Torte in fiore. Raffinate creazioni floreali in pasta di zucchero

Translation by Destro P. and Tosi L.
Milano, 2014; clothbound, pp. 224, ill., cm 25x29.
(Gli Illustrati).

FREE (cover price: € 35.00)

Torte in fiore. Raffinate creazioni floreali in pasta di zucchero

Orticola di Lombardia. 150 anni di associazione, 20 anni di mostra

Edited by Pizzoni F.
Milano, 2016; bound, pp. 279, ill., cm 24,5x24,5.

FREE (cover price: € 35.00)

Orticola di Lombardia. 150 anni di associazione, 20 anni di mostra

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Ribelli a Israele. Da (bis)nonno Raimondo a Gaza: storie di ebrei in fuga da se stessi

Donzelli Editore

Roma, 2026; paperback, pp. 208, cm 11,4x16,7.
(Saggine. 428).

series: Saggine

ISBN: 88-5522-895-1 - EAN13: 9788855228954

Places: Out of Europe

Languages:  italian text  

Weight: 0.169 kg


«Cosa significa "ribellarsi a Israele"? Non è certamente rinnegare vicinanza, amore per la comunità degli ebrei d'Israele. Significa prendere atto del fallimento etico, ormai anche politico, del progetto di uno Stato ebraico democratico e fondato sul diritto. Significa, anche, prendere atto che lo Stato ebraico - come Stato-nazione che s'identifica in una "terra" - si è alienato dal meglio dell'identità ebraica: che è stata sempre un'identità di cultura, di progetto, non di sangue e di territorio, e quasi mai un'appartenenza esclusiva com'è per sua natura quella nazionalista». Il 7 ottobre 2023 è una data tragica nella storia di Israele: oltre mille civili israeliani, in gran parte ebrei, sono stati uccisi, molti rapiti e alcuni stuprati nell'attacco terroristico di Hamas. Infinitamente più tragica nel suo bilancio è stata la reazione di Israele: la guerra di sterminio condotta a Gaza, accompagnata e seguita dalle persecuzioni antipalestinesi dei coloni israeliani, tollerate e spesso favorite da esercito e polizia. La «guerra di Gaza» ha prodotto una frattura nel legame ideale e sentimentale di molti ebrei della diaspora, soprattutto europei e americani, con Israele: sebbene Israele si presenti come il custode e il difensore degli ebrei di tutto il mondo, in tanti hanno scelto di gridare «non in nostro nome» davanti allo scempio di umanità consumato a Gaza. È immaginabile per gli ebrei non israeliani «separarsi» mentalmente ed emotivamente da Israele? Roberto Della Seta, ebreo per parte di padre e impegnato dopo il 7 ottobre nella denuncia delle politiche israeliane a Gaza, scava in questo interrogativo risalendo alle sue radici più profonde. Lo fa seguendo due tracce parallele. La prima è la storia della sua famiglia, che attraversa più generazioni: dal bisnonno Raimondo, cresciuto nella Roma del Ghetto e testimone dell'emancipazione degli ebrei seguita al 1870, al nonno Angelo, fascista convinto fino a quando Mussolini emanò le leggi razziali; dal prozio Giovanni, morto ad Auschwitz, al padre Piero, allontanato dalla comunità ebraica per le sue posizioni precocemente anti-israeliane, fino alla sorella Claudia, che ha scelto di diventare cittadina di Israele. Vite diverse, unite dall'aspirazione a liberarsi dal «marchio» di un'identità esclusiva e dalla volontà di ribellarsi alle regole del proprio mondo d'origine. Al racconto familiare si intreccia una riflessione appassionata e rigorosa sulla crisi di coscienza che ha portato molti ebrei della diaspora a schierarsi pubblicamente contro le politiche israeliane a Gaza, individuandone le responsabilità non solo nel governo Netanyahu, ma anche in una più antica deriva colonialista, razzista e suprematista dello Stato ebraico. Si può essere ebrei senza amare Israele? L'ebraismo della diaspora, spiega l'autore, nasce da identità plurali e ibride, che hanno alimentato una tradizione di pensiero e agire critici, mentre Israele reclama un'appartenenza esclusiva, sempre più marcatamente nazionalista. È per questo che dopo il 7 ottobre «il cammino obbligato della diaspora ebraica europea, se vuole rimanere se stessa, è separarsi, dolorosamente ma inevitabilmente, da Israele».

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