Bianca Bondi. Earth, Coral, Clouds.
Siena, Palazzo Chigi Zondadari, 17 maggio - 8 dicembre 2025.
A cura di Fiammetta Griccioli, Ludovica Carlini e Cloè Perrone.
Testo Italiano e Inglese.
Pistoia, 2026; br., pp. 80, ill. col., cm 16,5x24.
EAN13: 9791256990504
Periodo: 1960- Contemporaneo
Testo in:
Peso: 0.253 kg
La Terra non è solo un foglio bianco su cui proiettare il desiderio umano: il ciclo del desiderio si basa su entità (Terra, corallo, nuvole) che esistono anchesse in forma di ciclo in relazione tra loro e in relazione agli esseri umani. Timothy Morton, Dark Ecology Sabato 17 maggio per la quarta edizione di CORTEMPORANEA a Palazzo Chigi Zondadari a Siena inaugura Earth, Coral, Clouds, la prima mostra personale in Italia dellartista sudafricana Bianca Bondi, attualmente borsista presso Villa Medici a Roma 2024-25 e nominata per il Prix Marcel Duchamp 2025. Bianca Bondi trasforma il cortile e le sale del settecentesco Palazzo Chigi Zondadari in un intreccio dinamico di forme organiche e inorganiche in continua mutazione. Il titolo dellesposizione, Earth, Coral, Clouds, è ispirato a Dark Ecology del filosofo e teorico Timothy Morton, un testo che sfida il pensiero ecologico convenzionale e invita a confrontarsi con il buio, lignoto e le scomode verità della nostra esistenza nel mondo naturale. Seguendo questa filosofia, Bondi presenta una serie di interventi site-specific che dialogano con la ciclicità del tempo attraverso processi di cristallizzazione, ossidazione e trasformazione chimica. In dialogo con gli affreschi e le decorazioni del palazzo che evocano una coesistenza tra mondo naturale, mitico e umano, lartista rielabora il potere dei rituali antichi e di materiali carichi di memoria, dando vita a fragili ecosistemi in cui gli elementi si accumulano e si trasformano nel tempo, mettendo in discussione lidea stessa di stabilità. Affascinata dalla botanica e dallalchimia, Bondi prosegue la sua indagine sui cicli di vita e morte, sui rituali e sulle modalità di abitare gli spazi. Lavorando con soglie e spazi liminali, introduce i suoi materiali distintivisale, acqua, muschio e ramein nuove creazioni che suggeriscono una forza vitale invisibile ma presente. Il sale, ricorrente nelle sue opere, agisce sia come conservante che come agente di decadimento. Lacqua, sospesa tra liquidità ed evaporazione, richiama la natura effimera delle nuvole. Il corallo, organismo vivente e al contempo struttura geologica, diventa metafora di trasformazioni lente e impercettibili. Nel contesto di Palazzo Chigi Zondadari, la mostra amplifica il contrasto tra lopera delluomo e il mondo naturale, sollevando domande urgenti sulla conservazione, la perdita e il futuro del nostro pianeta. A Siena, dove la storia è impressa nella materia dai bottini alle facciate senza tempo dei palazziil lavoro di Bondi risuona con un passato stratificato e vivo. Qui le sue opere interagiscono con larchitettura non come oggetti inerti, ma come sistemi in evoluzione. Il palazzo stesso, intriso di memoria, assorbe e riflette i materiali introdotti, rafforzando lidea che lo spazio, come la natura, non sia mai statico. Per Earth, Coral, Clouds, Bondi ha concepito tre interventi immersivi e site-specific che tessono un racconto tra il cortile, il salone da ballo e la sala da pranzo. Nella corte, Procession for the lost and found (2025), una composizione sospesa di fiori e crocifissi bruciati, evoca un rituale fluttuanteunofferta allinvisibile. Le forme in bilico richiamano il delicato equilibrio tra offerte votive e tracce di devozione, tra presenza e assenza. I crocifissi alludono ai cicli di distruzione e rinascita, mentre i fiori introducono gesti di cura e memoria. Corde tese tra questi elementi suggeriscono legami tra mondi diversiil terreno e lultraterreno, il vivente e il trascendente. Nel salone da ballo, The Nymphaeum (2025), una grande vasca di acqua salata turchese riflette e distorce la luce, fungendo da soglia elementare in cui lacqua diventa sia contenitore che specchio. Linstallazione, che richiama tanto una coppa rituale quanto un antico ninfeo, canalizza la relazione ancestrale tra acqua, rito e trasformazione. Più avanti, nella sala da pranzo, What grows after us (2025), si sviluppa sotto un soffitto decorato con cieli stellati: un tavolo da banchetto appare sopraffatto dal tempo, con merletti e minerali si fondono in una reliquia sospesa tra passato e futuro. Nelle stanze del palazzo vetrine (Bloom) e cabinet emergono come portali, creando un filo conduttore tra le installazioni: contengono oggetti cristallizzatiframmenti di natura preservati che sembrano insinuarsi negli interni, come se il mondo organico stesse lentamente reclamando lo spazio. La presenza di sale, acqua e metalli ossidati suggerisce una trasformazione silenziosa ma inarrestabile, che si svolge al di là del tempo umano, in un processo in cui architettura e natura diventano un tuttuno. Il passato non scompare: si accumula, si incrosta e permane, dando forma a ciò che deve ancora venire.