De refractione optices parte. Libri novem. Vol. 7
A cura di Riccardo Bellé.
Napoli, 2026; br., pp. 260, cm 16x23.
(Edizione nazionale delle opere di Giovan Battista della Porta. 7).
collana: Edizione nazionale delle opere di Giovan Battista della Porta.
ISBN: 88-495-5140-1
- EAN13: 9788849551402
Periodo: 1400-1800 (XV-XVIII) Rinascimento
Testo in:
Peso: 0.765 kg
Giovan Battista della Porta (Vico Equense-Napoli 1535-1615) ha sperimentato fenomeni e costruito ipotesi interpretative della realtà umana e naturale, ha indagato su ragioni e significati di coincidenze fisiche, astronomiche e astrologiche nell'ambito di una visione ermetico-magica dell'universo. Scrittore prolifico, si è cimentato in trattazioni di ambiziosa prospettiva ed ha riversato il suo empito di geniale sperimentatore anche nell'attività letteraria, componendo commedie di strenuo vigore teatrale e aprendo la strada verso forme di teatro moderno. Accompagnato nell'opinione popolare dalla fama di mago, ma noto negli ambienti scientifici di tutta l'Europa per le sue sperimentazioni e per la molteplicità degli interessi, fu in rapporto epistolare e personale con gli studiosi più famosi del suo tempo. Perfezionò la camera oscura e lavorò intorno a molti congegni. Cercò a lungo la pietra filosofale, contestò al Galilei il primato dell'invenzione del cannocchiale. Nell'Accademia dei Lincei, chiamato da Federico Cesi a farne parte, ebbe posto di primo piano. Viaggiò molto, ma soprattutto viaggiavano i suoi libri, ricercati ovunque e tradotti in molte lingue, presenti tuttora, in uno sterminato numero di edizioni, in tutte le biblioteche del mondo. L'Edizione nazionale delle sue opere è stata impostata come contributo critico alla conoscenza dell'attività scientifica e letteraria di un tempo inquieto dalla crisi delle certezze della cultura rinascimentale. Il De refractione, pubblicato nel 1593, rappresenta il contributo più ampio di Giovan Battista Della Porta allo studio dei fenomeni ottici. In quest'opera lo scienziato napoletano si concentra sul fenomeno della rifrazione, che esplora in termini sia teorici sia sperimentali, proponendo una spiegazione fondata su osservazioni dirette ed esperimenti, ma non priva di una base teorica di carattere geometrico. Della Porta mostra qui, più che altrove, la sua ben nota spiccata attenzione per la dimensione empirica della ricerca, inserendo le sue speculazioni in una cornice teorica che, pur non sempre matematicamente coerente, conserva e rielabora elementi della tradizione ottica greca, araba e medievale. L'opera testimonia la volontà di costruire una scienza della rifrazione nel senso più ampio, rivolgendosi anche ai fenomeni visivi, così anticipando alcune delle tensioni metodologiche che caratterizzeranno la scienza del primo Seicento: tra teoria e osservazione, tra autorità antiche e pratiche sperimentali. L'edizione qui presentata restituisce il testo latino con un ampio apparato critico e introduce il lettore all'articolazione interna del trattato, ai suoi riferimenti espliciti e impliciti, nonché al suo posto nel più vasto panorama della cultura scientifica del tardo Rinascimento. Il De refractione si rivela così un osservatorio privilegiato per comprendere come, nel passaggio tra XVI e XVII secolo, la scienza naturale potesse muoversi fra eredità antiche, ricerche empiriche e nuove ipotesi interpretative della realtà fisica.