Una voce scomoda
A cura di Alberta Basaglia, Marica Setaro e Silvia Jop.
Milano, 2026; br., pp. 936.
(La Cultura).
collana: La Cultura
ISBN: 88-428-3638-9
- EAN13: 9788842836384
Testo in:
Peso: 3.84 kg
Una voce scomoda raccoglie quasi quarant'anni di scritti e interventi di Franca Ongaro, tra le figure decisive nel processo che ha portato alla legge 180 e al superamento dell'istituzione del manicomio. Spesso relegata nell'immaginario comune a un ruolo marginale all'interno di quella stagione, quest'opera vuole restituire visibilità e spessore alla sua figura di intellettuale e attivista, portatrice di una riflessione autonoma e originale in un'epoca che troppo spesso concedeva alle donne solo di accompagnare, senza prendere parola. Se il manicomio è il luogo da cui muovono gli interrogativi che hanno guidato il lavoro di Franca Ongaro, questo non ne è mai stato l'unico orizzonte. A ricorrere nei suoi ragionamenti pubblici, di decade in decade, è soprattutto una domanda più ampia: che cosa accade quando ciò che dovrebbe proteggere finisce per sorvegliare, ciò che dovrebbe garantire tutele lascia soli, ciò che dovrebbe curare normalizza? In queste pagine possiamo osservare il suo sguardo allargarsi verso altri luoghi in cui la sofferenza incontra il potere - il carcere, il fine vita, il disagio minorile, la tossicodipendenza - fino alla sua decennale esperienza parlamentare, quando ha scelto di portare tali temi nel campo delle leggi e delle decisioni politiche. All'interno di questo movimento è la questione femminile ad acquistare un posto centrale, non tanto come semplice dato biografico, bensì come prospettiva concreta da cui interrogare il corpo, la maternità, la famiglia, il lavoro di cura e il modo in cui una differenza diventa inferiorità sociale. Oggi la voce di Franca Ongaro mantiene la sua forza critica, perché non consente di chiamare cura ciò che rischia di essere «controllo», né tutela ciò che può tradursi in «esclusione». Anche quando le forme della segregazione sembrano arretrare, ne svela il ritorno sotto aspetti più discreti e accettabili. Ed è per questo che resta una voce scomoda, e ancora necessaria.