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Giuseppe Puglia il Bastaro. Il naturalismo classicizzato nella Roma di Urbano VIII

Presentazione di Erich Schleier.
San Casciano V.P., 2013; br., cm 21x28.

prezzo di copertina: € 77.00

Giuseppe Puglia il Bastaro. Il naturalismo classicizzato nella Roma di Urbano VIII

Costo totale: € 77.00 € 127.00 aggiungi al carrello carrello

Libri compresi nell'offerta:

Giuseppe Puglia il Bastaro. Il naturalismo classicizzato nella Roma di Urbano VIII

Presentazione di Erich Schleier.
San Casciano V.P., 2013; br., cm 21x28.

OMAGGIO (prezzo di copertina: € 77.00)

Giuseppe Puglia il Bastaro. Il naturalismo classicizzato nella Roma di Urbano VIII

Pinacoteca Vaticana. Nella pittura l'espressione del messaggio divino, nella luce la radice della creazione pittorica

Milano, 1992; ril., pp. 471, ill. col., tavv. col., cm 33x30,5.

OMAGGIO (prezzo di copertina: € 50.00)

Pinacoteca Vaticana. Nella pittura l'espressione del messaggio divino, nella luce la radice della creazione pittorica

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Autofagia

Alessandro Polidoro Editore - AV Kronos - Napoli

A cura di Massimiliano Bonatto.
Traduzione di Sara Papini.
Napoli, 2026; br., pp. 203, cm 14x20,9.
(I selvaggi. 29).

collana: I selvaggi

EAN13: 9791281852204

Periodo: 1800-1960 (XIX-XX) Moderno,1960- Contemporaneo

Testo in: testo in  italiano  

Peso: 0.204 kg


Quando una ragazza torna a casa e scopre che Ana, la sua compagna, se n'è andata, decide di restare. Aspettare. Obbedire a una regola non detta che la relazione stessa ha imposto: bere molta acqua, e soprattutto non mangiare. Il digiuno diventa intimità, una forma di amore, il corpo il luogo dove l'assenza prende forma. Nell'attesa, ripercorre i corridoi della memoria: la madre, la nonna, l'infanzia nel paese lungo il fiume, tra le piantagioni di canna da zucchero. E tra le voci riaffiora Ana: i suoi distorti giochi di potere, la sua manipolazione emotiva, che a tratti ricordano un racconto di Carmen Maria Machado. Mangiare, qui, è «far sparire il cibo»: non mangiare è sparire insieme. Il digiuno provoca debolezza, vertigini, sudore, confusione, ma anche una strana lucidità, una complicità segreta, un piacere che sfiora il delirio. Il corpo parla delle sue storie più intime, del desiderio di sparire e consumarsi insieme al dolore: del sogno distorto di contemplare la propria immagine in uno specchio e scoprirsi finalmente invisibile. Con Autofagia Alaíde Ventura Medina ha scritto un romanzo fragile e implacabile, che esplora l'ansia, il legame amoroso e il bisogno di controllo attraverso una scrittura tesa, minimale, ipnotica. Un'esperienza fisica della parola che, come in Clarice Lispector e Annie Ernaux, scava fino a torturare.

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