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Giovanni Bellini e i Pittori Belliniani

Firenze, 2021; br., pp. 330, ill. col., cm 19x26.

prezzo di copertina: € 30.00

Giovanni Bellini e i Pittori Belliniani

Costo totale: € 30.00 € 103.00 aggiungi al carrello carrello

Libri compresi nell'offerta:

Valerio Castello.

Torino, 2008; ril., pp. 301, ill. b/n, 28 tavv. col., cm 21,5x31.
(Archivi di Arte Antica).

OMAGGIO (prezzo di copertina: € 45.00)

Valerio Castello.

Paesaggi d'Acqua. Luci e Riflessi nella Pittura Veneziana dell'Ottocento

Stra, Museo Nazionale di Villa Pisani., 28 maggio - 30 ottobre 2011.
A cura di Isabella Reale e Myriam Zerbi.
Torino, 2011; br., pp. 168, ill. b/n e col., cm 24x28.

OMAGGIO (prezzo di copertina: € 28.00)

Paesaggi d'Acqua. Luci e Riflessi nella Pittura Veneziana dell'Ottocento

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L'opera di Gian Giacomo Barbelli a Calcinato. I Mercanda e le altre famiglie calcinatesi a metà del Seicento

Comune di Calcinato

Calcinato, 2009; br., pp. 94, ill. col., cm 24,5x28.

Soggetto: Pittura

Periodo: 1400-1800 (XV-XVIII) Rinascimento

Testo in: testo in  italiano  

Peso: 0.53 kg


Gian Giacomo Barbelli (Offanengo, 17 aprile 1604 - Calcinato, 12 luglio 1656), è considerato, unanimemente, il più grande pittore secentesco cremasco. La sua ricca produzione pittorica spazia dall'arte religiosa a quella profana, dalle tele di carattere sacro ai grandi cicli decorativi. Accanto alle numerose pitture a fresco e ad olio, si attribuiscono all'artista anche alcune scenografie, incisioni, acqueforti e prospettive, che vanno a completare il quadro delle sua proficua attività. Questa vastità e varietà di opere d'arte prende forma in numerosi centri della Lombardia e soprattutto a Crema e nel Cremasco. Nonostante il Barbelli sia sempre rimasto un pittore di provincia, è documentata una frequente attività extra moenia, fuori dall'abituale territorio cremasco e di conseguenza a contatto con un diverso contesto culturale; preziosa, a questo proposito, si rivela l'eredità artistica lasciata a Bergamo, a Brescia e nelle zone adiacenti. Il percorso artistico del Barbelli evidenzia costantemente lo sforzo di aggiornamento, ora adottando un originale linguaggio, ora sperimentando soluzioni nuove e prospetticamente impegnative.
La tavolozza cromatica viene sfruttata nella sua svariata totalità, permettendo ai colori di proporsi accesi, all'interno di rappresentazioni definite da contorni netti. Impegnato nel portare a termine numerosi incarichi, il Barbelli non tralascia di far emergere l'estrosa inventiva, tipica della sua personalità. Affiora così il ritratto di un pittore versatile, abile nel muoversi in molteplici ambiti artistici. Nonostante sia predominante, nella sua attività, la produzione di carattere religioso, il Barbelli viene incaricato di decorare, nella prima metà del XVII secolo e a breve distanza l'una dall'altra, le ville Tensini e Premoli Albergoni a Crema. Nel Seicento era usanza comune che le ville, oltre a soddisfare le esigenze di carattere abitativo, mantenessero inalterato dal Rinascimento il loro ruolo di rappresentanza. Era una prerogativa di tutte le nobili dimore, cittadine o suburbane, mostrare il proprio splendore attraverso gli arredi e significativi cicli pittorici. L'analisi delle decorazioni nelle sale delle ville si rivela interessante non solo per approfondire l'attività artistica del Barbelli, ma anche per una generale riflessione sull'arte cremasca del Seicento. La ricerca del grado di dipendenza del Barbelli dai singoli artisti presi a riferimento obbliga, infatti, a considerare Crema in rapporto all'arte d'oltralpe. La presenza, all'interno delle ville, di un linguaggio tipicamente nordico, conferma l'aggiornamento artistico dell'area lombarda. L'attività del Barbelli contribuì ad alimentare l'importanza dell'arte locale, mantenendo la città di Crema al passo con i tempi. Dunque, è necessario accostarsi al Barbelli con la consapevolezza del ruolo trainante che rivestì nella storia dell'arte del nostro territorio; una personalità dominata da una forte vitalità innovatrice, un artista significativo nel panorama artistico seicentesco. Artista mal noto o addirittura ignorato dopo la morte, è ritornato alla ribalta critica grazie a due puntuali interventi di Roberto Longhi, e a questa monografia, la prima complessiva e con intenti scientifici che gli sia stata dedicata.
Nasce a Offanengo da Giovan Angelo e Maria Malosa. Inizia la sua carriera artistica a Crema nella bottega di Tommaso Pombioli: la prima opera datata e firmata risale al 1622; successivamente si trasferisce per un quinquennio a Milano (1625-1630), lavorando anche tra Valtellina e Alto Lario, acquisendo capacità e fama. Nel 1630 ritorna a Crema stabilendosi nella parrocchia di San Giacomo e sposa Angelica Bassa; in questo periodo inizia a lavorare su numerose commissioni in terra locale, con forte maturità in cui traspare la conoscenza dell'arte illusionistica veronese, quella tosco-romana e quella fiamminga. Per tutto il decennio 1630-1640 l'attività è molto intensa sull'asse Brescia-Crema-Lodi, spingendosi fino a San Colombano al Lambro. A causa delle numerose richieste allestisce una bottega nella quale vi lavorano Evaristo Baschenis e, più tardi, due dei suoi otto figli, Carlo Antonio e Giovan Angelo. Anche gli anni quaranta si rivelano intensi di opere, tra le quali va almeno citato il ciclo di affreschi di Santa Maria delle Grazie a Crema, uno tra i più noti e famosi, che si distingue per la vivacità dei colori e il naturalismo delle figure. In questo decennio il Barbelli lavora, oltre che a Crema e Brescia, anche a Bergamo e nei paesi dei dintorni. l'attività prosegue intensamente anche negli anni cinquanta. Nel 1656 viene chiamato a Calcinato per decorare Palazzo Mercanda, ma il 7 luglio 1756 viene colpito da una archibugiata durante una battuta di caccia. Muore pochi giorni dopo, il 12 dello stesso mese.
Il soprannome Barbelli, pare assegnato alla famiglia del pittore fin dal XVI secolo, deriva dal termine dialettale barbèl, ossia farfalla notturna. Il Barbelli lo sfruttò per firmare le sue opere, i figli lo assunsero come cognome ufficiale. Mentre le dicenze paesane definiscono che il soprannome deriva dal termine dialettale "barbelà", cioè avere freddo, in quanto la famiglia seppure benestante non riscaldava la casa per tirchieria e gli occupanti tremavano dal freddo.

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design e realizzazione: Vincent Wolterbeek / analisi e programmazione: Rocco Barisci