libreria specializzata in arte e architettura
english

email/login

password

ricordami su questo computer

invia


Hai dimenticato la tua password?
inserisci il tuo email/login qui sotto e riceverai la password all'indirizzo indicato.

invia

chiudi

FB twitter googleplus
ricerca avanzata

chiudi

OFFERTA DEL GIORNO

Chiacchierino il Natale. Palline e Cristalli di Neve

Roma, 2015; br., pp. 64, ill. col., tavv. col., cm 21x29,5.
(Manuali. 37).

prezzo di copertina: € 10.90

Chiacchierino il Natale. Palline e Cristalli di Neve

Costo totale: € 10.90 € 56.50 aggiungi al carrello carrello

Libri compresi nell'offerta:

La Forcella. Lavori Veloci Da Realizzare e Belli Da Indossare

A cura di Manni F.
Roma, 2012; br., pp. 40, ill. b/n e col., tavv. col., cm 21x30.
(Manuali. 27).

OMAGGIO (prezzo di copertina: € 10.90)

La Forcella. Lavori Veloci Da Realizzare e Belli Da Indossare

Centrini con le Perline. 18 Lavori Inediti di Tissage Danese. 19 Hobbistica

Roma, 2013; br., pp. 48, ill. b/n e col., tavv. col., cm 21x29,5.
(Manuali. 19).

OMAGGIO (prezzo di copertina: € 10.90)

Centrini con le Perline. 18 Lavori Inediti di Tissage Danese. 19 Hobbistica

I Centrini e i Bordi. Chiacchierino. Spiegazioni. Schemi. Scuola

Roma, 2015; br., pp. 42, ill. col., cm 21x29,5.
(Manuali. 34).

OMAGGIO (prezzo di copertina: € 10.90)

I Centrini e i Bordi. Chiacchierino. Spiegazioni. Schemi. Scuola

I Gioielli di Stefy. 11 Lavori Inediti

Roma, 2016; br., pp. 56, ill. col., cm 21x30.
(Manuali).

OMAGGIO (prezzo di copertina: € 12.90)

I Gioielli di Stefy. 11 Lavori Inediti

chiudi

Francesco Fanelli. King Charles I. A unique bronze statuette

Altomani & Sons

A cura di Ciaroni A.
Testo Inglese.
Pesaro, 2011; br., pp. 16, ill. b/n, cm 21,5x24,5.

ISBN: 88-7623-098-X - EAN13: 9788876230981

Soggetto: Arte dei Metalli (Bronzo, Ferro, Peltro..),Saggi (Arte o Architettura),Scultura,Scultura e Arti Decorative - Monografie

Periodo: 1400-1800 (XV-XVIII) Rinascimento

Luoghi: Italia

Testo in: testo in  inglese  

Peso: 0.07 kg


Francesco Fanelli, come attestano i registri battesimali dell?Opera di Santa Maria del Fiore, nacque a Firenze il 17 dicembre dell?anno 1577, figlio dello scultore fiorentino Virgilio Fanelli e della moglie Lessandra. Molto probabilmente il giovane Francesco conobbe i primi rudimenti dell?arte dello scolpire al seguito del padre. Tuttavia non conosciamo alcuna opera di Virgilio Fanelli e ciò ci rende impossibile capire quale fu la primissima formazione artistica e tecnica di Francesco. Ciò nonostante, la nascita fiorentina, lo stile che Francesco Fanelli svilupperà nelle sue opere e il tipo stesso di produzione che avrà la sua bottega, ci fanno chiaramente capire che subì in parte anche l?influsso della cultura manieristica della fine del Cinquecento. Il Manierismo fu una corrente artistica e culturale molto importante nella Firenze dell?epoca e che, per quanto riguarda l?arte della scultura, poteva vantare un artista del calibro e della fama di Giambologna (1529 - 1608). Possiamo supporre che la bottega del Giambologna a Firenze, protetta dal mecenatismo mediceo, con la sua organizzazione e tipologia di produzione divenne per il Fanelli un importante modello di riferimento quando si troverà a operare in Inghilterra, a sua volta protetto dalla corte di Carlo I Stuart. Ci sembra doveroso segnalare, a questo punto, un documento molto importante che ci dà un ulteriore indizio sugli anni di formazione artistica di Francesco Fanelli. Questo documento ci permette di ribadire la formazione toscana e fiorentina del Nostro, sulla quale in passato sono stati avanzati dei dubbi da studiosi come Margaret Whinney58 e Patricia Wengraf59. Il documento a cui facciamo riferimento è il testamento60, protocollato a Livorno il 15 aprile 1599, di Giovanni Bandini61 (1544-1599), dettato dallo scultore pochi giorni prima della sua morte, e sepolto il 18 aprile 1599 nella chiesa di Ognissanti a Firenze. Nel testamento il Fanelli, che a questa data aveva compiuto da alcuni mesi l?età di ventun?anni, viene definito dal Bandini "aiuto"; ciò ci fa capire che ormai il Fanelli nel 1599 non era più considerato un allievo, ma ci impedisce di sapere se il Nostro abbia svolto il suo apprendistato presso il Bandini stesso, come potrebbe farci supporre l?ancora giovane età del Fanelli, o in un?altra bottega fiorentina. Tuttavia il testamento dello scultore sembra costituire la prova di un rapporto di fiducia e amicizia tra i due scultori che potrebbe essere il frutto di una frequentazione assidua, quella, appunto, che si può creare tra maestro e allievo dopo anni di formazione. Il rapporto tra allievo e maestro che possiamo intravedere attraverso il testamento del Bandini non era, all?epoca, affatto insolito e spesso poteva succedere anche che alcuni artisti, in ricordo di questo legame, venissero chiamati con un nome che non derivava dal padre naturale ma da quello del loro maestro.In effetti quella tra Fanelli e Bandini sembra essere un tipo di relazione che difficilmente sarebbe potuta nascere da una semplice collaborazione fra due scultori per fare fronte a una grande e importante commissione. Infatti, nel caso specifico, dobbiamo tenere presente che all?epoca Francesco Fanelli era uno scultore alle prime armi, di quasi quaranta anni più giovane rispetto al Bandini. Quest?ultimo difficilmente avrebbe potuto conoscere o apprezzare le capacità del giovane scultore se non lo avesse tenuto a bottega. Il fatto che nel 1599, anno in cui viene terminata la statua livornese del Granduca Ferdinando I, il Bandini si riferisca al Fanelli come suo aiuto, ci fa pensare che il nostro giovane scultore abbia preso parte alla realizzazione dell?importante commissione granducale65, magari dopo essersi formato su opere meno importanti che erano state commissionate al maestro, come, per esempio, sulla statua dell?Adone66 della quale avremo modo di parlare in seguito. Infatti se il Fanelli mise mano alla statua di Ferdinando I lo fece sicuramente da scultore in quanto la statua era arrivata a Livorno da Carrara già sbozzata grazie al lavoro, compiuto nel 1595 sotto la supervisione del Bandini, di Francesco Marchetti e Alessandro Rossi67. Bisogna, a questo punto, ricordare che Giovanni Bandini, dopo essere stato chiamato come artista di corte68 nel 1582 da Francesco Maria II della Rovere (1548-1631), duca di Urbino, restò molto probabilmente nelle Marche, anche se con brevi periodi di soggiorno a Firenze, fino al 1595, quando tornò definitivamente in Toscana69. Il 1596, anno in cui viene trasferita a Livorno la bottega del Bandini70 per assolvere alla commissione della statua di Ferdinando I, potrebbe essere una buona data per l?inizio dell?apprendistato del Fanelli presso il maestro che, nonostante il lungo periodo di assenza dal Granducato, riuscì presto ad ottenere numerose commissioni71 come quella, di cui ci informa il Baldinucci, del busto ritratto del Granduca Ferdinando I del 159773 o la statua rappresentante Adone(fig. 1), firmata "IOHES BANDINUS FLORENTINUS F. 1598"75, opere alle quali possiamo supporre abbia partecipato il giovane Fanelli e che probabilmente fecero sì che il Bandini potesse prendere un allievo una volta tornato in Toscana. Il 1596 ciplausibile anche per il fatto che, almeno fino ai primi del Cinquecento, il tirocinio degli allievi nelle botteghe è attestato che durasse circa tre anni e ciò potrebbe spiegare perché il maestro nel testamento del 1599, ovvero tre anni dopo il 1596, quando l?apprendistato era finito, parli del Fanelli non più come allievo ma come aiuto. Nelle botteghe la produzione scultorea era di norma realizzato a più mani, con un maestro che guidava e dirigeva le attività lavorative, con apprendisti e, a seconda delle necessità, collaboratori che lo aiutavano e che contemporaneamente miglioravano la loro formazione77. Inoltre la supposizione che i primi rudimenti dell?arte dello scolpire fossero dati al Fanelli dal padre, non contrasta con l?ipotesi di un apprendistato del nostro giovane scultore presso il Bandini. Infatti, come avveniva per i pittori, anche per gli scultori poteva succedere che i giovani appartenenti a famiglie di artisti venissero mandati a perfezionarsi in altre botteghe. La stessa assenza del Fanelli dai registri delle immatricolazioni alla Compagnia e Accademia del disegno di Firenze potrebbe indicare che, fino alla partenza per Genova, avvenuta probabilmente non molto dopo la morte del Bandini, lo scultore non era ancora autonomamente attivo nell?arte della scultura81. Come abbiamo già accennato, grazie al testamento e alla firma presente sulla statua sul piazzale della Darsena livornese, entrambi datati al 1599, possiamo facilmente supporre l?intervento del Fanelli nella commissione granducale. L?intervento di collaboratori nella statua livornese del Granduca è già stato più volte ipotizzato82 a causa della qualità inferiore rispetto alle altre opere del Bandini. Questo tipo di intervento potrebbe in parte motivare l?aspetto freddo e rigido83 e la volumetria un po? gonfia che notiamo nella statua livornese, oltre alla piattezza del mantello che cade dritto dietro la schiena o alla poca cura che viene messa nella realizzazione dei particolari, come si può vedere nella spada. Non ritroviamo affatto queste caratteristiche appena elencate in quella che possiamo ritenere però un?opera simile. Il paragone che vogliamo proporre, e che ci appare giustificato sia dal materiale, il marmo, sia dalla tipologia del soggetto, un principe in armatura, è con la statua raffigurante Francesco Maria I, duca di Urbino (fig. 2). La statua del duca urbinate risulta avere, a differenza del Ferdinando I, una fisionomia molto personalizzata, un?espressione vivace ed energica84 a cui si associa una posa aulica e marziale e una buona cura dei particolari. Il Francesco Maria I, commissionato nel 1585, venne portato a termine nel 1587 per la Villa Imperiale di Pesaro, ma fu donato nel 1624 al governo di Venezia che la collocò, insieme all?edicola marmorea originale, nel cortile del Palazzo Ducale di Venezia, dove si trova ancora oggi85. Per portare avanti l?ipotesi della formazione del Fanelli presso il Bandini, un altro confronto tra due sculture del maestro potrebbe essere utile. Le opere che vogliamo analizzare, per la somiglianza della posa e della fisicità dei due giovani atleti raffigurati, sono, nei limiti di un impossibile raffronto dal vivo, l?Adone, in collezione privata, e il Giasone, attribuito al Bandini e conservato presso il Victoria and Albert Museum. L'attribuzione del Giasone è resa possibile non solo per via stilistica ma anche grazie alla testimonianza di Raffaello Borghini il quale, nella sua opera Il Riposo, ci parla di una statua di analogo soggetto realizzata dal Bandini. Già ad una prima osservazione possiamo notare come, nonostante la somiglianza della posa e la firma posta sull?Adone, la statua raffigurante il Giasone sembri essere l?opera di un più valente scultore,per il suo aspetto classico, per l'eleganza e lo slancio delle sue forme. Inoltre, continuando questo raffronto, avallato anche dalle opere certe del Bandini, si può effettivamente supporre nell?Adone un intervento di un allievo del Bandini, intervento che, grazie al testamento del 1599, possiamo assegnare al Fanelli89. Questo intervento fa mancare all'Adone le qualità formali presenti nel Giasone, ed è rintracciabile soprattutto nella resa un po' impacciata della metà inferiore della scultura, nelle gambe, nel panneggio e nel cane, ma anche, per quanto riguarda la parte superiore, nella capigliatura del giovane. Le gambe risultano essere poco tornite e con una postura non molto elegante, soprattutto se paragonate non solo a quelle del Giasone ma anche a quelle del Francesco Maria I. Anche il panneggio, a confronto con le altre opere del Bandini, sembra essere eccessivamente semplice nel modellato e dall?aspetto poco morbido; alcuni problemi di resa formale sono presenti anche nella realizzazione del nodo del perizoma. Per quanto riguarda la zona della capigliatura non solo sembra esserci scarsa integrazione tra la testa e i capelli stessi, ma quest?ultimi sembrano essere quasiammassati e meno studiati nella resa, rispetto alle altre realizzazioni del Bandini, come, per esempio, possiamo notare non solo nel Giasone ma anche nell?Architettura (fig. 3) del 1574 per la tomba di Michelangelo. Infine, per quanto riguarda il bracco che accompagna l?Adone possiamo portare solamente dei raffronti, per così dire, imperfetti dato che un?opera di analogo soggetto è costituita dal Cane che salta nel bronzetto della Caccia di Meleagro, mentre un animale in marmo potrebbe essere quello rappresentato dallo stesso vello della statua del Giasone. Nonostante l?indubbia somiglianza tra il Cane che salta e il bracco dell?Adone, i due animali presentano una certa differenza dato che i tratti dalla resa fisiognomica un po? astratta del bronzetto91 diventano nel segugio marmoreo ancora più semplificati, quasi stereotipati, denunciando in modo quasi esplicito l?intervento di un aiuto del maestro. Infatti, osservando il vello del Giasone possiamo capire come il Bandini riuscisse ad ottenere per i suoi animali una resa molto più mimetica, come si osserva anche nel bronzetto raffigurante un pavone (fig. 4), attributo della statuetta raffigurante Giunone, realizzata per lo studiolo di Francesco I a Palazzo Vecchio. Questo animale presenta un?esecuzione dettagliata e precisa, caratterizzata da una grande sensibilità nella resa del piumaggio92. Comunque non possiamo tacere che in seguito a un confronto con gli animali del bronzetto rappresentante la Caccia di Meleagro, e probabilmente anche a causa del fatto che il pavone è avvitato alla base della statua piuttosto che fuso insieme, è stata proposta una mano diversa per questo animale93. Dobbiamo aggiungere, però, che la resa più sintetica degli animali del gruppo bronzeo della Caccia potrebbe essere una conseguenza delle loro ben più piccole dimensioni.

COMPRA ANCHE



OFFERTE E PROMOZIONI

design e realizzazione: Vincent Wolterbeek / analisi e programmazione: Rocco Barisci