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Non solo Medioevo. La gipsoteca del Castello di Bari. Dal Cinquantenario dell'Unità d'Italia alla riapertura.
Non solo Medioevo. La gipsoteca del Castello di Bari. Dal Cinquantenario dell'Unità d'Italia alla riapertura.
Editore: Claudio Grenzi Editore
Scheda: A cura di Isabella Lapi.
Foggia, 2011; br., pp. 200, 51 ill. col., 127 ill. b/n, cm 24x31.
Altre edizioni disponibili:
ISBN: 8884314666
EAN: 9788884314666
Soggetto: Architettura e Arte Civile,Pittura,Saggi Storici,Scultura
Periodo: 1800-1960 Età Moderna
Luogo:
Extra:
Lingua:
Peso: 1.19 kg
34.00 carrello
normalmente disponibile in 2/3 sett.

Quando, arrivando a Bari nel dicembre dello scorso anno, ho avuto modo di conoscere la gipsoteca del Castello Svevo, apprezzarne il fascino e la ricchezza di contenuti e decidere di costruire su quel materiale, unico nel suo genere, un riallestimento e un'occasione di studio, è stato un tutt'uno. Il fatto poi che tale raccolta di calchi tratti dai più celebri monumenti pugliesi fosse stata realizzata per l'Esposizione Regionale tenutasi a Roma nel 1911, in concomitanza con i cinquant'anni dell'Unità d'Italia, rappresentava una ulteriore motivazione per proporne la riapertura entro l'odierna e ovunque celebrata ricorrenza del centocinquantenario.
Le due grandi sale al piano terreno del Castello Svevo che dal 1949 ospitavano la raccolta, di proprietà della Provincia di Bari ma formalmente affidata dal 1957 alla gestione della Soprintendenza ai Monumenti, erano state chiuse da alcuni anni per opere di adeguamento impiantistico; inoltre il rarefatto allestimento allora in essere, risultato di lavori compiutivi fra gli anni Sessanta e Settanta, aveva lasciato nei depositi una gran quantità di pezzi, di differenti dimensioni e scala di importanza, che è parso subito ineludibile far confluire nella sequenza delle sale espositive, alle quali nel frattempo avevamo aggiunto un terzo ambiente, contiguo ad esse e ben inseribile nel nuovo percorso. Il fine di una così cospicua movimentazione di opere e di energie, prontamente condiviso e sostenuto con le risorse necessarie dal Soprintendente Salvatore Buonomo, era quello di ricreare nel folto degli elementi scultorei fissati in parete (portali, lunette, mensole, architravi e fregi 'estratti' da strutture in elevato) e nella presenza di capitelli e sculture disposti longitudinalmente all'asse delle sale, non solo una riproposizione per analogia dell'interno del Padiglione del 1911 e dell'accostamento "estetico" di oggetti volutovi dal progettista Angelo Pantaleo...

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